Come ridurre la dipendenza da Booking.com e dalle OTA

Persona indecisa tra prenotare su OTA o sul sito ufficiale di un hotel, concetto di disintermediazione e prenotazioni dirette
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Disintermediazione hotel: meno OTA, più prenotazioni dirette

C’è una conversazione che faccio spesso con i gestori di strutture ricettive, e va più o meno così. Li sento soddisfatti del tasso di occupazione, delle recensioni, della qualità del servizio. Poi chiedo: quante di queste prenotazioni arrivano direttamente? E lì arriva il silenzio. Oppure una risposta che suona come una confessione: “Quasi tutto da Booking”. Se ti riconosci in questa situazione, non sei solo — e soprattutto, c’è una via d’uscita. Non è semplice e non è immediata, ma è concreta. Si chiama disintermediazione.

Ma non è solo una questione di “uscire dalle OTA”: è costruire un sistema che porti prenotazioni dirette in modo stabile. Se vuoi vedere come funziona questo sistema nel concreto, ne parlo nella guida su come aumentare le prenotazioni dirette del tuo hotel.

Disintermediazione hotel: cosa significa davvero

Una delle domande più frequenti che ricevo è se sia davvero possibile fare a meno delle OTA: ho risposto in modo diretto qui → è possibile fare a meno delle OTA?

Il concetto è semplice: disintermediare significa ridurre il peso degli intermediari — le OTA, appunto — nel mix delle tue prenotazioni, e aumentare la quota che arriva direttamente da te, attraverso il tuo sito, il tuo telefono, i tuoi canali.

Non significa eliminare Booking.com o Airbnb. Significa smettere di dipenderne come se fossero l’unica opzione possibile. C’è una differenza enorme tra usare uno strumento e subire uno strumento. Molte strutture oggi subiscono le OTA: le accettano come un dato di fatto, non le gestiscono come parte di una strategia più ampia. La disintermediazione è esattamente questo cambio di prospettiva — passare da una posizione passiva a una attiva.

Anzi, combatterle frontalmente è spesso l’errore più grande: ne parlo qui → perché combattere le OTA è il modo peggiore per vendere di più dal sito.

L’obiettivo non è un numero assoluto. Non esiste una percentuale “giusta” di prenotazioni dirette valida per tutte le strutture. Dipende dal tipo di struttura, dalla destinazione, dal mercato di riferimento. Ma come punto di partenza, se oggi sei all’80-90% di prenotazioni OTA, un obiettivo realistico nel medio termine è portarti al 50-60% — con il restante 40-50% che arriva da canali diretti. Quella differenza, in termini di margine, di relazione con il cliente e di controllo sul proprio business, è enorme.

Perché le OTA creano dipendenza

Le OTA sono macchine costruite per vendere. Hanno investito miliardi di euro in tecnologia, marketing e user experience, e il risultato è che vendono davvero bene. Booking.com, Expedia, Airbnb hanno interfacce ottimizzate al millisecondo, sistemi di remarketing sofisticati e programmi di fedeltà che tengono l’utente incollato alla piattaforma. Se vuoi capire nel dettaglio le differenze tra le principali OTA e come utilizzarle strategicamente, trovi qui un confronto completo → Booking.com vs Expedia: quale piattaforma scegliere.

Il problema nasce quando il gestore di una struttura ricettiva smette di costruire una propria presenza digitale e delega interamente alle OTA il compito di riempire le camere. All’inizio sembra comodo: metti la struttura su Booking, le prenotazioni arrivano, il problema è risolto. Ma nel tempo, quella comodità si trasforma in una trappola.

Laptop con sito di prenotazioni online aperto e catene che lo avvolgono, simbolo della dipendenza dalle OTA e della perdita di controllo per hotel e strutture ricettive
Rappresentazione visiva della dipendenza dalle OTA: un laptop con un portale di prenotazioni da cui partono catene simboleggia la perdita di controllo e la trappola delle commissioni per hotel e B&B

Primo, perché le commissioni erodono i margini in modo progressivo. Una commissione del 15-20% può sembrare sostenibile quando inizi, ma su scala annuale — su decine o centinaia di migliaia di euro di fatturato — diventa una quota enorme di ricavi che non torneranno mai in tasca tua. Secondo, perché perdi il controllo sui dati del cliente: l’ospite che prenota tramite Booking è tecnicamente un cliente di Booking, non tuo. Non hai il suo indirizzo email per comunicargli direttamente, non puoi fargli un’offerta per farlo tornare, non puoi costruire una relazione duratura. Terzo, perché più dipendi dalle OTA, meno motivazione hai a sviluppare canali alternativi — e più il tempo passa, più diventa difficile recuperare terreno.

Se vuoi capire come funzionano davvero queste dinamiche lato OTA, ne parlo in modo più operativo qui → come avere più visibilità su Booking.com

Vantaggi e svantaggi delle OTA: un bilancio onesto

Fare di tutta l’erba un fascio non aiuta. Le OTA hanno vantaggi reali, e negarli sarebbe disonesto.

Il vantaggio principale è la visibilità. Booking.com e i suoi competitor portano traffico internazionale che una struttura indipendente difficilmente potrebbe raggiungere da sola, almeno nelle fasi iniziali. Se hai aperto da poco o stai entrando in un nuovo mercato, le OTA ti aiutano a essere trovato da ospiti che non saprebbero come cercarti altrimenti. Questo è un valore concreto.

Il secondo vantaggio è la semplicità operativa: una volta configurata la scheda, le prenotazioni arrivano senza che tu debba fare molto altro sul fronte della distribuzione. Per strutture molto piccole, o per gestori che non hanno né tempo né risorse per sviluppare una strategia di marketing articolata, questo può essere una scelta ragionevole nel breve periodo.

Gli svantaggi, però, sono altrettanto reali. Le commissioni sono il costo più evidente, ma non l’unico. Quando una struttura partecipa al programma Genius di Booking.com, ad esempio, si impegna a offrire sconti progressivi agli utenti fidelizzati alla piattaforma. Apparentemente è un modo per aumentare la visibilità e le prenotazioni. In realtà, combinando la commissione base con gli sconti dovuti al programma, il costo effettivo di ciascuna prenotazione può superare il 25-29% del valore nominale. Il risultato è che stai pagando per acquisire un cliente che in realtà rimane fedele a Booking, non a te. La prossima volta che vorrà prenotare, tornerà sulla piattaforma — e tu pagherai di nuovo.
Se vuoi capire davvero come funziona questo meccanismo (e perché spesso è meno vantaggioso di quanto sembri), ne parlo qui → 4 segreti dietro il programma Booking Genius.

Cos’è il Billboard Effect

C’è un fenomeno che molti gestori ignorano, ma che è fondamentale capire per costruire una strategia di disintermediazione intelligente. Si chiama Billboard Effect: l’effetto per cui la presenza su una OTA aumenta indirettamente il traffico sul sito ufficiale della struttura.

Funziona così: un potenziale ospite trova la tua struttura su Booking.com mentre scorre i risultati. La scheda lo incuriosisce — le foto sono buone, le recensioni convincenti, la posizione è quella che cercava. Ma prima di prenotare, vuole saperne di più. Cerca il nome della struttura su Google, atterra sul sito ufficiale, guarda le foto, legge la descrizione, magari controlla i prezzi. A quel punto, se il sito è ben fatto e offre un incentivo reale a prenotare direttamente, una parte di queste persone lo fa — bypassando la commissione.

La proporzione varia molto a seconda della struttura e del mercato, ma studi condotti negli anni hanno stimato che le strutture con presenza OTA ricevono un volume di traffico diretto significativamente superiore rispetto a quelle che non ci sono. Le OTA, in questo senso, fanno anche da vetrina. Il problema è che se il sito non converte — se è lento, poco convincente, privo di un booking engine funzionale — quella vetrina porta tutta la gente da Booking e niente da te.

Capire il Billboard Effect significa capire che le OTA non sono necessariamente il nemico della disintermediazione: possono esserne addirittura uno strumento, se le usi consapevolmente.

Come sfruttare le OTA senza subirle

L’approccio giusto alle OTA non è eliminarle, è gestirle. C’è una differenza sostanziale tra una struttura che usa Booking.com come uno dei canali di distribuzione e una che gli delega interamente la propria sopravvivenza commerciale.

Per usare le OTA in modo strategico, il primo passo è curare la scheda in modo professionale. Foto di qualità, descrizione accurata e originale, risposta attiva alle recensioni, prezzi aggiornati: tutto questo non serve solo a vendere su Booking, serve a fare una buona prima impressione sugli utenti che poi verranno a visitare il tuo sito. La scheda OTA è la vetrina: deve invogliare a saperne di più, non esaurire tutte le informazioni.

Se vuoi un approccio più operativo su questo tema, qui trovi una guida completa su come usare le OTA in modo strategico → sfruttare le OTA per avere più prenotazioni dirette.

Se invece vuoi vedere in modo concreto tutte le leve operative per migliorare le performance su Booking e Airbnb, le ho raccolte qui → come brillare su Booking e Airbnb.

Scheda Booking di Albadamare Boutique Hotel con foto, recensioni e informazioni della struttura, esempio di vetrina OTA ottimizzata
Esempio di scheda Booking ben curata per un hotel: foto di qualità, descrizione dettagliata e recensioni positive contribuiscono a creare una prima impressione efficace e invogliare l’utente a visitare il sito ufficiale.

Se invece utilizzi Airbnb, è fondamentale capire come funziona il suo algoritmo e come migliorare la visibilità del tuo annuncio: qui trovi una guida pratica su come avere più visibilità su Airbnb.

Il secondo passo è assicurarsi che il sito ufficiale offra qualcosa che le OTA non possono offrire. Non basta avere lo stesso prezzo: devi offrire un vantaggio tangibile a chi prenota direttamente. Può essere la tariffa migliore garantita, una colazione inclusa che sulle OTA è a pagamento, un upgrade soggetto a disponibilità, il late check-out gratuito, un benvenuto personalizzato. Qualcosa di concreto che risponda alla domanda implicita di chi sta valutando le due opzioni. E attenzione: anche il prezzo deve essere gestito in modo coerente su tutti i canali, altrimenti rischi di perdere fiducia ancora prima della prenotazione → qui trovi una guida completa sulla parità tariffaria per hotel.

Il terzo passo — spesso trascurato — è raccogliere i dati degli ospiti prima ancora che arrivino. Quando una prenotazione arriva tramite OTA, il contatto diretto con il cliente è limitato. Ma dalla conferma della prenotazione in poi, puoi iniziare a costruire una relazione: un messaggio di benvenuto personalizzato, informazioni utili sulla struttura e sulla destinazione, una richiesta di preferenze. Quel contatto, se gestito bene, può trasformare un cliente di Booking in un cliente tuo — che la prossima volta prenota direttamente.

Booking Genius: vantaggi e rischi

Vale la pena dedicare un paragrafo specifico al programma Genius di Booking.com, perché è uno degli argomenti su cui vedo più confusione tra i gestori di strutture ricettive.

Il programma funziona così: aderendo, la struttura ottiene maggiore visibilità nella piattaforma e viene mostrata agli utenti Genius — cioè ai viaggiatori più frequenti e fedeli a Booking — con sconti del 10%, 15% o 20% rispetto alle tariffe standard, a seconda del livello. In cambio, Booking garantisce posizionamento privilegiato nei risultati di ricerca.

Il problema è che questi sconti si sommano alla commissione standard. Se la tua commissione base è del 18% e offri uno sconto Genius del 15%, il costo effettivo di quella prenotazione — calcolato sul valore netto che ti arriva in tasca — supera ampiamente il 30%. E l’ospite che prenota tramite Genius non sta scegliendo te: sta usando Booking per cercare le offerte migliori, e domani farà lo stesso con un’altra struttura. Non stai costruendo fedeltà verso di te, stai contribuendo a costruire fedeltà verso Booking.com.

Questo non significa che il programma Genius sia sempre sbagliato. In certi periodi dell’anno, per gestire i picchi di disponibilità o per aumentare la visibilità in mercati nuovi, può avere senso. Ma deve essere una scelta consapevole e temporanea, non il pilastro della tua strategia commerciale.

OTA vs prenotazioni dirette: i numeri che contano

Mettere a confronto OTA e prenotazioni dirette in termini puramente economici è utile, perché rende concreta una differenza che spesso rimane astratta.

Prendiamo un esempio semplice. Una camera doppia venduta a 120 euro su Booking.com, con commissione del 20%, genera un incasso netto di 96 euro. La stessa camera, venduta allo stesso prezzo tramite il sito ufficiale, genera un incasso di 120 euro — meno i costi del booking engine, che tipicamente si aggirano tra 1 e 3 euro a transazione. La differenza è di circa 22-23 euro a notte. Su 200 notti vendute tramite OTA nel corso di un anno, stiamo parlando di 4.400-4.600 euro di margine perso. Su 500 notti, si supera l’11.000 euro. Su strutture con fatturato più elevato, il calcolo diventa ancora più eloquente.

Ma il vantaggio della prenotazione diretta non è solo economico. È relazionale. Quando un ospite prenota direttamente, hai il suo contatto, puoi comunicargli prima dell’arrivo, puoi chiedergli recensioni dopo il soggiorno, puoi invitarlo a tornare con un’offerta dedicata. Hai, in sostanza, un cliente. Quando prenota tramite OTA, hai un occupante di camera.

Strategie di disintermediazione: da dove cominciare

La disintermediazione non si costruisce dall’oggi al domani, e non si costruisce con un’unica azione. È un processo che richiede un approccio sistematico su più fronti simultaneamente.
Se vuoi vedere un approccio operativo passo dopo passo, con azioni concrete da applicare subito, le ho raccolte qui → come disintermediare le OTA.

Ed è esattamente qui che entra in gioco il marketing turistico: non singole azioni, ma un sistema che tiene insieme tutte le leve. Se vuoi vedere come costruirlo, ne parlo qui → marketing turistico per hotel.

Il punto di partenza obbligato è il sito web. Ma attenzione: non basta “avere un sito”. Deve essere progettato per convertire davvero, altrimenti tutto il traffico che ci mandi torna sulle OTA. Ho approfondito questo punto nella guida su come creare un sito web per hotel che converte.

Deve caricarsi in meno di tre secondi su mobile, deve avere un booking engine visibile e semplice, deve presentare la struttura in modo convincente con foto professionali e testi che raccontino un’esperienza, non solo delle camere. Se il sito non è in grado di reggere il confronto con la scheda Booking in termini di chiarezza e facilità d’uso, qualsiasi traffico che ci mandi andrà sprecato. Un dettaglio che fa spesso la differenza: il pulsante “prenota ora” deve essere visibile senza scorrere la pagina, sia su desktop che su mobile. Sembra banale, ma molti siti lo nascondono nei meandri di un menu.

Sito web hotel con pulsanti Prenota e Preventivo ben visibili nell’header, esempio di design orientato alla conversione e alle prenotazioni dirette
Sito web hotel con pulsanti Prenota e Preventivo ben visibili nell’header, esempio di design orientato alla conversione e alle prenotazioni dirette

Il secondo fronte è la SEO. Ma la SEO nel turismo non è semplicemente “posizionarsi su Google”: è costruire visibilità su ricerche reali e intercettare domanda qualificata. Ne parlo in modo approfondito nella guida su SEO per hotel. Posizionarsi su Google per le ricerche rilevanti — il nome della struttura, la tipologia di alloggio, la destinazione — porta traffico qualificato a costo marginale nel lungo periodo. Non è un risultato immediato, ma è uno degli investimenti con il ROI più alto per una struttura ricettiva. Vale la pena lavorare non solo sulle parole chiave transazionali (“hotel a X”), ma anche su quelle informative: “cosa fare a X in estate”, “itinerario di tre giorni in Y”, “ristoranti tipici vicino a Z”. Chi cerca queste informazioni è un potenziale ospite nelle fasi iniziali della pianificazione del viaggio — e se sei tu a dargli le risposte, costruisci autorevolezza prima ancora che cominci a confrontare i prezzi.

Il terzo fronte è l’email marketing. Costruire una lista di contatti — ospiti passati, persone che hanno visitato il sito senza prenotare, iscritti alla newsletter — e comunicare con regolarità è uno dei modi più efficaci per generare prenotazioni dirette a basso costo. Un ospite che è già stato da te e ha vissuto una buona esperienza è il candidato ideale per una prenotazione diretta: non ha bisogno di essere convinto sulla qualità, ha solo bisogno di un incentivo concreto e di un canale diretto per farlo. Una newsletter mensile con qualche notizia sulla struttura, un consiglio sulla destinazione e un’offerta riservata agli iscritti può generare prenotazioni a costo quasi zero — e costruisce nel tempo un rapporto che nessuna OTA potrà mai replicare.

Il quarto fronte è la gestione attiva della reputazione. Le recensioni su Google, TripAdvisor e le OTA stesse influenzano la decisione d’acquisto, ma influenzano anche la scelta del canale. Se vuoi lavorare in modo più concreto su questo aspetto, qui trovi una guida pratica su come ricevere recensioni positive su Airbnb.

Una struttura con recensioni curate, risposte personalizzate e una comunicazione autentica trasmette fiducia. E la fiducia è il prerequisito della prenotazione diretta: un ospite che non ti conosce ha bisogno di sentirsi sicuro prima di bypassare la piattaforma intermediata che gli offre garanzie esplicite.

Tecnologia e disintermediazione: gli strumenti che fanno la differenza

Uno degli ostacoli che i gestori citano più spesso quando si parla di disintermediazione è la complessità tecnologica. “Non ho le risorse per gestire tutto”. In realtà, gli strumenti disponibili oggi sono accessibili anche per strutture piccole, e il costo è ampiamente recuperato dal risparmio sulle commissioni.

Un channel manager gestisce la disponibilità e i prezzi su tutti i canali in modo sincronizzato, evitando overbooking e semplificando la gestione operativa. Strumenti come Cloudbeds, Lodgify o SiteMinder si integrano con le principali OTA e con il booking engine del sito, rendendo l’aggiornamento dei calendari automatico. Un booking engine integrato nel sito — come quello offerto da Stripe con integrazioni dedicate al settore hospitality, o da soluzioni specifiche come Amenitiz o Direct Booking — permette di ricevere prenotazioni dirette senza intermediari e con costi marginali che si aggirano tra l’1% e il 3% per transazione, contro il 15-25% delle OTA.

Un sistema di email automation consente di inviare messaggi personalizzati prima, durante e dopo il soggiorno — raccogliendo dati, costruendo relazione e sollecitando recensioni — senza che tu debba farlo manualmente ogni volta. Strumenti come MailerLite o Brevo permettono di impostare sequenze automatiche che partono dalla conferma della prenotazione e accompagnano l’ospite fino al post-stay, il tutto con un investimento mensile contenuto.

Piattaforma di email marketing con editor per creare automazioni e sequenze email per hotel, esempio di gestione automatica delle comunicazioni con gli ospiti
Interfaccia di una piattaforma di email marketing utilizzata per creare automazioni e sequenze email per hotel e strutture ricettive, dalla prenotazione al post soggiorno.

L’intelligenza artificiale sta aggiungendo un ulteriore livello di possibilità: chatbot per rispondere alle richieste in più lingue, strumenti di pricing dinamico che adeguano le tariffe in base alla domanda, analisi predittiva dell’occupazione. Questi strumenti erano riservati alle grandi catene fino a pochi anni fa. Oggi sono accessibili anche a un B&B con sei camere — e chi li adotta per primo nella propria destinazione si posiziona con un vantaggio competitivo concreto.

Come ridurre la dipendenza dalle OTA: un piano in fasi

Se dovessi sintetizzare un percorso pratico di disintermediazione, lo strutturerei in tre fasi distinte.

La prima fase — da affrontare nei primi tre mesi — riguarda le fondamenta: ottimizzare il sito web e attivare un booking engine funzionale, creare o aggiornare la scheda Google Business Profile con foto recenti e informazioni complete, iniziare a raccogliere le email degli ospiti in modo sistematico tramite un modulo sul sito o durante il soggiorno. Queste azioni non producono risultati immediati in termini di prenotazioni dirette, ma sono il prerequisito per tutto il resto. Senza queste basi, qualsiasi investimento successivo in marketing rischia di non portare i risultati attesi.

La seconda fase — tra il terzo e il sesto mese — riguarda visibilità e relazione: avviare una strategia SEO con contenuti regolari pubblicati sul blog, costruire la lista email e inviare la prima newsletter, ottimizzare la gestione delle recensioni con risposte personalizzate e richieste attive post-soggiorno, creare almeno un’offerta esclusiva per chi prenota direttamente. In questa fase cominciano ad arrivare i primi risultati misurabili: un po’ più di traffico organico, qualche prenotazione diretta in più, una lista contatti che inizia a crescere.

La terza fase — dal sesto mese in poi — riguarda la scalabilità: attivare campagne Google Ads per intercettare ricerche ad alta intenzione d’acquisto, usare Meta Ads per raggiungere audience profilate con offerte specifiche, segmentare la lista email per comunicazioni più precise, analizzare i dati e affinare continuamente la strategia. A questo punto, se le fasi precedenti sono state gestite con costanza, la quota di prenotazioni dirette dovrebbe essere cresciuta in modo significativo — e il costo per acquisire ciascuna prenotazione sarà notevolmente inferiore rispetto alle commissioni OTA.

Conclusione

La disintermediazione non è una battaglia da vincere contro Booking.com. È una strategia di lungo periodo per costruire un business più solido, con margini più sani e un rapporto diretto con i propri ospiti. Le OTA rimarranno parte del mix — e va bene così. L’obiettivo è che siano uno strumento che usi tu, non una dipendenza che ti condiziona.

Il punto di partenza è sempre lo stesso: misurare la situazione attuale. Quante prenotazioni arrivano da canali diretti oggi? Qual è il costo reale delle commissioni ogni anno? Cosa succederebbe se Booking cambiasse le regole del programma o aumentasse le commissioni? Quelle risposte ti dicono quanto sei esposto — e quanto vale la pena investire per ridurre quell’esposizione.

Se vuoi capire da dove cominciare nel caso specifico della tua struttura, possiamo ragionarne insieme.

Spesso bastano poche domande per identificare le priorità concrete su cui lavorare.

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