Sito web per hotel: come farne la prima fonte di prenotazioni dirette

Coppia in camera d’hotel durante il soggiorno per rappresentare l’esperienza offerta da un sito web hotel che converte
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di Salvatore Menale, consulente di marketing turistico dal 2003 · aggiornato il 9 ottobre 2026

In sintesi

Il sito web di un hotel converte quando è progettato per un ospite preciso, risponde ai suoi dubbi prima che li ponga e porta alla prenotazione in meno di tre passaggi. Nei dati che vedo nelle consulenze un sito medio converte tra l’1 e il 2% delle visite: un sito fatto bene arriva al 4%, e su ogni prenotazione diretta risparmi la commissione del portale, dal 15% in su. Non è un costo da minimizzare: è il canale di vendita con il margine più alto che hai.

Partiamo da un conto. Una struttura con 200.000 euro di fatturato camere che riceve il 75% delle prenotazioni dai portali (le OTA: Booking.com, Expedia, Airbnb) paga, a una commissione media del 18%, circa 27.000 euro l’anno di intermediazione. Il sito web riceve il restante 25%, cioè 50.000 euro, a commissione zero. Se il sito portasse il 40% invece del 25%, le commissioni scenderebbero a circa 21.600 euro: sono quasi 5.500 euro che restano in cassa ogni anno, senza vendere una camera in più. E un sito rifatto bene costa, una volta sola, meno di quella cifra.

Eppure la maggior parte delle strutture tratta il sito come una brochure da avere perché “bisogna averlo”. In oltre vent’anni ho visto siti bellissimi che non portavano una prenotazione e siti senza pretese che riempivano le camere. La differenza non è mai stata il design. È stata la progettazione: a chi parla il sito, cosa deve fare per quell’ospite, e quanti ostacoli mette tra la voglia di prenotare e la conferma. Andiamo con ordine.

Quanto vale un sito che converte: il tasso di conversione spiegato semplice

Il tasso di conversione è la percentuale di visitatori del sito che compie l’azione che vuoi: prenotare, chiedere un preventivo, telefonare. Se in un mese arrivano 1.000 persone e prenotano in 15, il tasso è dell’1,5%. È il numero più importante del tuo marketing, perché moltiplica tutto il resto: con lo stesso traffico, passare dall’1,5% al 3% raddoppia le prenotazioni dirette senza spendere un euro in più in pubblicità.

Nei dati che vedo nelle consulenze, il sito di una struttura indipendente converte di solito tra l’1 e il 2% delle visite. Sotto l’1% c’è un problema strutturale: traffico sbagliato, oppure un sito che fa scappare chi arriva. Sopra il 4% ci arrivano i siti che hanno fatto tre cose: hanno scelto a chi parlare, hanno messo il prezzo migliore sul canale diretto e hanno tolto ogni attrito dal motore di prenotazione. Il resto di questa guida spiega come.

Una precisazione utile: il sito da solo non fa il lavoro. Porta risultati quando è dentro un sistema che cura anche visibilità, tariffe e rapporto con i portali. Quel sistema l’ho descritto nella guida su come aumentare le prenotazioni dirette di un hotel; qui ci concentriamo sul pezzo che converte.

Perché il sito di un hotel non converte: i 7 errori che vedo da vent’anni

Quando analizzo il sito di una struttura durante una call di diagnosi, i problemi sono quasi sempre gli stessi. Li elenco in ordine di gravità, perché il primo da solo spiega metà dei casi.

1. È stato costruito partendo dalla domanda sbagliata

“Come voglio che appaia il mio sito?” è la domanda sbagliata. La domanda giusta è: “cosa deve fare il mio sito per il mio ospite?”. Sembrano la stessa cosa e non lo sono: la prima produce siti che piacciono al proprietario, la seconda siti che prenotano. Un sito che converte non è il più bello, è quello che fa pensare al visitatore “sì, è esattamente quello che cercavo”.

2. Parla a tutti, quindi a nessuno

“Ideale per famiglie, coppie, gruppi e viaggiatori business” nella stessa home: l’ho letto decine di volte. Capisco l’intenzione, non si vuole escludere nessuno, ma il risultato è che nessuno si riconosce. Una struttura per famiglie e una per chi viaggia per lavoro hanno foto, testi, offerte e perfino un menu diversi. Scegliere a chi parlare è la decisione da cui discende tutto il resto.

3. Non regge il confronto con il portale

L’ospite ti ha trovato su Google, apre il tuo sito e, in un’altra scheda, la tua pagina su Booking.com. Se sul tuo sito il prezzo è uguale o più alto, le foto sono meno curate, le condizioni di cancellazione sono meno chiare, perché dovrebbe prenotare da te? Il sito diretto deve vincere quel confronto in modo visibile: prezzo migliore garantito scritto in alto, un vantaggio solo per chi prenota direttamente, le stesse informazioni che trova sul portale, più quelle che il portale non dà.

4. L’invito all’azione manca, o ce ne sono troppi

La maggior parte dei visitatori è passiva: non compie un’azione se non viene invitata a compierla. Serve un pulsante “verifica disponibilità” visibile in ogni pagina, con lo stesso aspetto e nello stesso posto. L’errore opposto è altrettanto frequente: tre pulsanti nella stessa schermata che chiedono cose diverse (prenota, chiama, iscriviti, scarica). Uno principale per pagina, al massimo uno secondario.

5. Le foto non dicono niente

Strutture gestite benissimo, con recensioni eccellenti, che sul sito mostrano camere fotografate col telefono, con la luce sbagliata e il letto da rifare. Le foto sono lo strumento con cui vendi un’esperienza che l’ospite non può ancora toccare: una foto mediocre rende anonima anche la suite più bella. Ne parlo in una sezione dedicata più avanti.

6. Non c’è nulla che faccia dire “mi fido”

Niente recensioni nel sito (così l’ospite va a cercarle su TripAdvisor e lì trova i tuoi concorrenti), niente volti, niente nomi, niente risposte alle domande che tutti fanno prima di prenotare. Chi arriva sul tuo sito per la prima volta non ti conosce: ogni elemento di fiducia che manca è un motivo per tornare sul portale, dove la fiducia la mette il marchio del portale.

7. Il motore di prenotazione sembra un altro sito

Grafica diversa, font diversi, prezzo finale che compare solo all’ultimo passaggio, campi obbligatori inutili. È il momento di massima incertezza dell’ospite, e ogni attrito in quel punto butta via il lavoro fatto in tutte le pagine precedenti. Anche a questo dedico una sezione.

Da dove si parte: obiettivi, ospite tipo e ciò che rende unica la struttura

Prima di aprire un programma di grafica o parlare con chi realizzerà il sito, c’è un lavoro che quasi tutte le strutture saltano: decidere cosa il sito deve ottenere e per chi. Nessuno conosce la tua struttura meglio di te, e nessun web designer può inventarsi queste risposte al posto tuo. Sono tre domande.

Qual è l’obiettivo del sito? Sembra ovvio (“vendere camere”), ma la risposta cambia da struttura a struttura: un agriturismo vende soggiorni lunghi e pacchetti con esperienze, un hotel di città vende notti singole a chi viaggia per lavoro, un B&B al mare vende settimane di luglio e vuole riempire giugno e settembre. Ogni obiettivo porta a pagine, offerte e inviti all’azione diversi. Il mio consiglio è fare questo ragionamento con tutte le persone della struttura, reception compresa: ognuna conosce una parte della clientela da un punto di vista diverso.

Chi è l’ospite a cui parla? Non “tutti”. Una coppia di quarantenni che cerca tre giorni di silenzio in collina, una famiglia con due bambini piccoli, un gruppo di ciclisti, chi viaggia per lavoro e vuole il check-in in due minuti. Per ciascuno bisogna scrivere cosa desidera, cosa teme e quali obiezioni ha prima di prenotare. Il sito poi risponde a quelle, non a caratteristiche generiche. Se vuoi un metodo per farlo, ho scritto una guida su come individuare i tipi di ospiti della tua struttura.

Perché dovrebbe scegliere te? È la domanda più difficile, perché “camere con vista, colazione abbondante, posizione comoda” lo dicono anche i tre concorrenti nel raggio di un chilometro. La risposta vera sta in qualcosa che hai solo tu: la storia dell’edificio, la persona che accoglie, la cucina, il modo in cui organizzi le esperienze, il territorio raccontato come lo racconti tu. Il mio lavoro di consulenza parte sempre da qui, e il sito è il primo posto in cui quella unicità deve diventare visibile.

Solo dopo queste tre risposte ha senso progettare, perché ogni scelta successiva (struttura, testi, foto, inviti all’azione) deve essere coerente con esse.

Quali pagine servono davvero e cosa deve fare ciascuna

Un sito di hotel non ha bisogno di venti pagine. Troppe pagine generano confusione e diluiscono il traffico. Nei progetti che seguo, la struttura che funziona è questa, con un compito preciso per ogni pagina.

PaginaCosa deve fareInvito all’azione
HomeIn tre secondi dire a chi è rivolta la struttura e perché è diversa; mostrare il prezzo migliore garantito; portare a camere e disponibilitàVerifica disponibilità
CamereUna pagina per tipologia, con foto da quattro punti di vista, cosa si prova a dormirci, prezzo da e condizioni chiarePrenota questa camera
OfferteVantaggi riservati a chi prenota dal sito; le offerte compaiono anche nelle altre pagine, non solo quiPrenota l’offerta
Esperienze e territorioVendere il motivo del viaggio, non solo la stanza: cosa si fa, dove si mangia, cosa si vedeScopri le camere
Chi siamoVolti, nomi, storia della struttura; è la pagina della fiduciaContattaci
Domande frequentiRispondere ai dubbi che bloccano la prenotazione (parcheggio, animali, orari, cancellazione, bambini)Verifica disponibilità
Contatti e dove siamoTelefono, WhatsApp, mappa, come arrivare; un modulo con pochi campiScrivici

Tre regole trasversali. Il telefono è visibile in ogni pagina, in alto. Il menu ha al massimo sei voci con etichette che un ospite capisce al volo (“Camere”, non “Hospitality”). Ogni informazione importante (dove sei, che tipo di sistemazione offri, quanto costa, se c’è posto) è raggiungibile in due clic dalla home.

Fiducia: recensioni, persone e domande frequenti nel posto giusto

Chi arriva sul tuo sito per la prima volta impiega pochi secondi a decidere se restare. In quei secondi deve trovare motivi per fidarsi, perché sul portale la fiducia la mette il marchio del portale e sul tuo sito devi metterla tu. Gli elementi che contano sono tre, e conta dove li metti.

Le recensioni, dentro le pagine. Non ha senso mandare l’ospite su TripAdvisor a leggere i giudizi: rischi che prenoti altrove. Le recensioni vanno nel sito, e non solo in una pagina dedicata: come citazioni brevi, a tema con la pagina. Nella pagina delle camere, una recensione che parla del letto e del silenzio; nella pagina “come arrivare”, una che dice quanto è stato facile trovarti; vicino al motore di prenotazione, due o tre selezionate, autentiche, con nome e data. Per raccoglierle basta chiederle: una email dopo il soggiorno con tre domande precise e l’autorizzazione a pubblicare.

Le persone. Gli ospiti associano il soggiorno alle persone che li accolgono, non al marchio. Una pagina con te e il tuo staff, foto vere, nomi, ruoli, una curiosità, funziona meglio di qualunque frase sull’ospitalità. Una tua foto accanto al modulo di contatto, da sola, aumenta le richieste.

Le domande frequenti. Ogni giorno ricevi le stesse domande: si può parcheggiare, accettate animali, a che ora è il check-in, la colazione è inclusa, si può cancellare. Una pagina che risponde a tutto questo fa risparmiare tempo a te e, soprattutto, toglie i dubbi nel momento in cui bloccano la prenotazione. Le domande le scrivi tu con chi sta alla reception, guardando le email, i messaggi WhatsApp e le domande arrivate dai portali, non la web agency con una lista standard. Ogni risposta chiude con un passo successivo: “verifica le disponibilità”, “guarda la camera famiglia”. Con i dati strutturati giusti, quelle domande possono comparire anche nei risultati di Google.

A questi tre si aggiungono i dettagli che la gente nota senza accorgersene: prezzi chiari senza costi nascosti, condizioni di cancellazione scritte in italiano e non in burocratese, un modulo di contatto con quattro campi e una risposta automatica personale, un design coerente da una pagina all’altra.

Motore di prenotazione: dove si perdono le prenotazioni

Puoi avere il sito più curato del mondo: se il motore di prenotazione (booking engine, il sistema con cui l’ospite sceglie date, camera e paga) è frustrante, hai perso tutto nel momento decisivo. Quando lo valuto con un cliente guardo cinque cose.

  1. Quanti passaggi servono dalle date alla conferma. Ogni schermata in più è un’occasione per ripensarci. Tre passaggi sono il riferimento.
  2. Il prezzo totale compare subito, tasse comprese, senza sorprese all’ultimo passaggio.
  3. Sembra parte del sito: stessi colori, stessi caratteri, stessa lingua. Un’applicazione esterna con grafica diversa fa pensare “sono finito da un’altra parte”.
  4. Funziona da telefono con un dito, senza zoomare e senza campi minuscoli.
  5. Accanto al prezzo c’è qualcosa che rassicura: due recensioni, la cancellazione gratuita fino a una certa data, un numero di telefono per chi ha un dubbio.

C’è poi il tema del prezzo. Se sul tuo sito costa quanto sul portale, o di più, hai perso: non per i pochi euro, ma perché stai dicendo all’ospite che non conviene prenotare da te. In Italia le clausole che obbligavano gli hotel a non fare prezzi più bassi sul proprio sito sono nulle dal 2017 (legge 124/2017) e dal 2024 il regolamento europeo sui mercati digitali le vieta a Booking.com in tutta l’Unione: sei libero di fare sul tuo sito il prezzo che vuoi. Ne ho scritto nella guida sulla parity rate e su cosa conviene fare. Oltre al prezzo, funzionano i vantaggi che costano poco a te e valgono molto per l’ospite: check-out posticipato garantito, colazione inclusa, un upgrade se c’è disponibilità, il parcheggio.

Per la scelta del sistema, ho scritto una guida su come scegliere il booking engine per il tuo hotel senza gli errori più comuni.

Foto e testi: mostrare, non descrivere

Le immagini restano nella memoria visiva, i testi no. È per questo che le foto, molto più del prezzo, influenzano la decisione di prenotare: sono il modo in cui l’ospite si immagina lì. Le regole che do sempre sono poche.

Foto vere, mai di repertorio: si capisce subito che non sono tue e perdi ogni possibilità di trasmettere la tua identità. Foto che raccontano una storia e un modo di vivere la struttura, coerenti con l’ospite a cui parli: se vendi a chi viaggia per lavoro, la foto della piscina con i bambini lavora contro di te; servono la colazione veloce, la scrivania, la sala riunioni in uso. Spazi comuni con le persone dentro, non vuoti e freddi. Esterni nelle ore di luce migliore. Il territorio, perché un sito che vende solo camere vende un prodotto, un sito che vende un’esperienza vende il motivo del viaggio.

Se le foto le fai tu, in attesa del fotografo: per ogni camera quattro scatti (dalla porta, dalla finestra, il bagno, un dettaglio che la distingue), ambienti preparati come per un ospite (vassoio della colazione, libro aperto, luce naturale), formato orizzontale, massima risoluzione. Ma il fotografo specializzato in ospitalità non è un lusso: è la voce di spesa con il ritorno più sicuro di tutto il progetto.

I testi seguono la stessa logica. “Camera con vista mare, aria condizionata, TV, bagno privato” è corretto e inutile: ce l’ha anche l’albergo accanto. “Svegliarsi con il rumore delle onde e il sole che entra tra le tende” fa immaginare. La domanda da farsi quando si scrive una pagina non è “cosa ha questa stanza?” ma “come si sentirà il mio ospite qui?”. E ogni pagina ha un obiettivo solo: alcune portano alla prenotazione, altre costruiscono fiducia, altre rispondono a un’obiezione, ma tutte guidano al passo successivo. Su come scrivere le pagine ho preparato una guida ai contenuti del sito di un hotel o B&B.

Un errore che vedo ancora: copiare i testi del sito nella scheda del portale. Il portale ha più autorevolezza del tuo sito agli occhi di Google e il rischio è che i tuoi testi vengano considerati originali lì e duplicati da te. I testi per i portali vanno scritti a parte.

Velocità, telefono e Google: le basi tecniche in parole semplici

Non serve diventare tecnici, ma tre cose vanno pretese da chi realizza il sito, perché decidono se il lavoro fatto sui contenuti arriva a qualcuno.

Velocità. Una ricerca di Google del 2017 ha misurato che il 53% delle visite da telefono abbandona una pagina che impiega più di tre secondi a caricarsi. Google oggi considera buono un sito in cui il contenuto principale compare entro 2,5 secondi (è il parametro LCP dei Core Web Vitals, le misure di esperienza di pagina). Si ottiene con immagini ridimensionate e in formato moderno, un hosting serio, niente effetti e animazioni che non servono. Puoi verificare il tuo sito gratis con PageSpeed Insights: se il punteggio da mobile è sotto 50, il problema è lì prima che altrove.

Telefono. Nei dati che vedo nelle consulenze, oltre il 60% delle visite al sito di una struttura arriva da smartphone. “Ottimizzato per mobile” non vuol dire che il sito si rimpicciolisce: vuol dire che è pensato per un dito che scorre, sessioni brevi e interrotte, connessioni non perfette. Pulsanti grandi, testi leggibili senza zoomare, prenotazione semplificata al massimo. Provalo su un telefono qualunque, non solo sul tuo ultimo modello.

Google. Ogni pagina ha un titolo e una descrizione propri, con la parola chiave della pagina all’inizio del titolo (il nome della struttura va dopo, non prima). Gli indirizzi delle pagine sono leggibili (/camera-vista-mare, non /page?id=47). Ogni immagine ha un testo alternativo che dice cosa mostra. Il sito riconosce la lingua del visitatore senza bandierine. La mappa del sito è inviata a Search Console. Il sito è gestibile da te, con un sistema di gestione dei contenuti (WordPress va benissimo) che ti permette di cambiare una foto o un’offerta senza chiamare nessuno. E c’è un sistema di misurazione installato, altrimenti non saprai mai se il sito funziona. La parte di visibilità su Google merita una guida a sé: la trovi in SEO per hotel: come portare prenotazioni dirette da Google.

E dopo? Come portare visite al sito senza comprarle dai portali

Un sito ottimizzato è necessario ma non sufficiente: serve che le persone giuste lo trovino. Le fonti di visite che lavorano insieme sono quattro, e nessuna funziona da sola.

La ricerca su Google porta il traffico più qualificato che esiste: chi cerca “agriturismo con piscina in Toscana” ha già deciso cosa vuole, devi solo convincerlo che il tuo è quello giusto. Non funziona in due settimane, ma un contenuto scritto bene porta visite per anni. I social non intercettano chi cerca, fanno nascere il desiderio in chi non cercava: una foto del tramonto dalla terrazza, un video della colazione. Convertono meno subito, ma costruiscono il marchio. La newsletter è il canale più sottovalutato: chi ha già dormito da te è infinitamente più facile da convincere di chi non ti conosce, e un’offerta riservata a chi prenota dal sito, inviata a chi è già stato ospite, costa quasi nulla. La pubblicità, infine, serve soprattutto a riportare sul sito chi l’ha già visitato senza prenotare: è la maggioranza, perché quasi nessuno prenota al primo accesso.

Come tenere insieme questi canali con un budget da struttura indipendente è il tema della guida sul marketing turistico per hotel. Qui mi fermo a un consiglio: dai alle persone un motivo per tornare sul sito anche quando non stanno prenotando. Un calendario degli eventi del territorio, guide scaricabili, un blog con itinerari veri. Chi torna più volte si ricorda di te quando è pronto, e un sito con molte visite di ritorno è un sito che vende.

La checklist in 20 punti per il sito che hai già

Non tutti devono rifare il sito domani. Prima di decidere, prendi il tuo e contalo: ogni “no” è un punto su cui intervenire, e sotto i 12 “sì” il problema non si risolve con un ritocco.

  1. In tre secondi la home dice a chi è rivolta la struttura e perché è diversa.
  2. Il prezzo migliore garantito è scritto in alto, in ogni pagina.
  3. C’è un vantaggio riservato a chi prenota dal sito.
  4. Il pulsante “verifica disponibilità” è visibile in ogni pagina, sempre uguale.
  5. Un solo invito all’azione principale per pagina.
  6. Il telefono è in alto in ogni pagina e si tocca da telefono per chiamare.
  7. Il menu ha al massimo sei voci, con parole che un ospite capisce.
  8. Ogni tipologia di camera ha una pagina con quattro foto e un prezzo “da”.
  9. Le foto sono professionali, vere, con le persone dentro.
  10. I testi dicono come ci si sente, non solo cosa c’è.
  11. I testi del sito non sono copiati nelle schede dei portali.
  12. Ci sono recensioni dentro le pagine, a tema, con nome e data.
  13. C’è una pagina con i volti e i nomi di chi accoglie.
  14. C’è una pagina di domande frequenti scritta da voi, con un passo successivo per ogni risposta.
  15. Il motore di prenotazione arriva alla conferma in tre passaggi e mostra subito il prezzo totale.
  16. Il motore di prenotazione ha gli stessi colori e caratteri del sito.
  17. Il modulo di contatto ha al massimo quattro campi e risponde con un messaggio personale.
  18. PageSpeed Insights da mobile dà un punteggio sopra 70.
  19. Ogni pagina ha titolo e descrizione propri, con la parola chiave prima del nome della struttura.
  20. Sai quante visite e quante prenotazioni ha fatto il sito il mese scorso.

Domande frequenti sul sito web per hotel

Quanto costa un sito web per hotel?

Dipende da cosa deve fare. Un sito su modello già pronto, con testi e foto forniti dalla struttura, parte da poche migliaia di euro; un sito progettato su misura, con strategia, testi scritti apposta, servizio fotografico e motore di prenotazione integrato, costa di più ma si ripaga con le commissioni risparmiate. Il conto da fare non è “quanto costa”, ma “quante prenotazioni dirette in più deve portare per ripagarsi”: per la maggior parte delle strutture bastano poche decine.

Quanto tempo serve per realizzare un sito web per hotel?

Nei progetti che seguo, da sei a dieci settimane dal primo incontro alla pubblicazione. La parte più lunga non è la realizzazione tecnica ma la raccolta del materiale: foto professionali, testi, tariffe, condizioni. Chi arriva con foto già fatte e idee chiare sull’ospite a cui parlare dimezza i tempi.

Meglio WordPress o una piattaforma specifica per hotel?

WordPress va benissimo per la stragrande maggioranza delle strutture: è gestibile in autonomia, si integra con qualunque motore di prenotazione e non ti lega a un fornitore. Le piattaforme specifiche per hotel semplificano alcune cose ma spesso impongono canoni e limiti grafici. La scelta dipende dalla dimensione della struttura e da chi dovrà aggiornare il sito ogni settimana.

Serve davvero un booking engine o basta un modulo di richiesta?

Per vendere camere online serve un motore di prenotazione: chi vuole prenotare alle undici di sera non aspetta la tua risposta del mattino e intanto prenota sul portale. Il modulo di richiesta resta utile per preventivi su gruppi, eventi e soggiorni lunghi, ma non sostituisce la prenotazione immediata con conferma e pagamento.

Posso fare sul mio sito un prezzo più basso di quello su Booking.com?

Sì. In Italia le clausole di parità tariffaria sono nulle dalla legge 124 del 2017 e dal 2024 il regolamento europeo sui mercati digitali le vieta a Booking.com in tutta l’Unione. Sul tuo sito puoi fare il prezzo che vuoi, e il prezzo migliore garantito sul canale diretto è il primo motivo per cui un ospite prenota da te invece che dal portale.

Qual è un buon tasso di conversione per il sito di un hotel?

Nei dati che vedo nelle consulenze, un sito medio converte tra l’1 e il 2% delle visite in prenotazioni. Sotto l’1% c’è un problema di traffico sbagliato o di sito che respinge. Sopra il 3-4% ci arrivano i siti che hanno scelto a chi parlare, mettono il prezzo migliore sul diretto e hanno un motore di prenotazione senza attriti.

Il sito del mio B&B ha bisogno delle stesse cose di un hotel?

Sì, in scala ridotta. Anche per un B&B o una casa vacanze il sito è uno strumento di vendita aperto tutto il giorno, non una brochure: ospite preciso, foto vere, prezzo migliore sul diretto, prenotazione semplice. La differenza è che in una piccola struttura la persona che accoglie è ancora più centrale, e deve essere visibile fin dalla home.

Ogni quanto va rifatto il sito di un hotel?

Non c’è una scadenza fissa. Il sito va rifatto quando non regge più il confronto con la tua pagina sul portale, quando da telefono è scomodo, quando PageSpeed Insights lo boccia o quando la struttura ha cambiato posizionamento e il sito racconta ancora quella di prima. In media, nei progetti che seguo, ogni cinque-sette anni, con aggiornamenti continui nel mezzo.

Da dove cominciare

Il sito del tuo hotel non è un biglietto da visita. È il commerciale che non dorme mai, non prende ferie e non chiede commissioni. Se ha fatto meno di 12 “sì” nella checklist qui sopra, o se semplicemente non sai quante prenotazioni ha portato il mese scorso, il primo passo è guardarlo insieme con i numeri alla mano. Dal 2003 lavoro solo con strutture ricettive, e un’analisi del sito è il modo più concreto per capire se serve un ritocco o un progetto nuovo.

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